Da Tiberiade a Bari attraversando il Mediterraneo. L' Azione Cattolica, la Fraternità e la cultura del dialogo.
Ci sono acque che dividono e acque che uniscono. Dipende dallo sguardo con cui le attraversiamo.
Il recente convegno svoltosi a Bari, ha difatto avviato l' ultima fase del triennio in corso. Una fase durante la quale l' Azione Cattolica pone le basi per il triennio successivo e tratteggia la propria fisionomia per il futuro prossimo.
Il tema dell' incontro nazionale che ha visto impegnate le presidenze diocesane e le delegazioni regionali ha rilanciato il Mediterraneo come spazio di incontro, di dialogo e di responsabilità condivisa. Un mare che troppo spesso viene raccontato come confine, teatro di conflitti o cimitero di speranze, ma che nella sua vocazione più autentica continua a essere un ponte tra culture, popoli e fedi.
Questa immagine richiama immediatamente un altro specchio d'acqua, molto più piccolo, ma decisivo nella storia dell' umanità: il lago di Tiberiade. È lì che Gesù ha scelto di vivere gran parte della sua missione pubblica. È sulle sue rive che ha chiamato i primi discepoli, trasformando semplici pescatori in annunciatori del Vangelo. È sulle sue acque che ha placato la tempesta, ha camminato incontro ai suoi amici impauriti, ha insegnato alle folle raccolte lungo la riva e ha indicato una pesca capace di andare oltre ogni calcolo umano.
Un parallelismo evidenziato già da Giorgio La Pira, il quale il 4 Maggio 1958 in una lettera a Pio XII, definì il Mediterraneo «il lago di Tiberiade del nuovo universo delle nazioni».
Il lago di Tiberiade non è stato soltanto uno sfondo geografico, ma diventa il simbolo di una Chiesa in uscita, che non aspetta le persone nei luoghi del potere, ma le incontra là dove vivono, lavorano, faticano e sperano. Le rive del lago sono il luogo dell'incontro, della parola condivisa e della missione.
Anche il Mediterraneo può essere letto con questa stessa chiave evangelica. Le sue coste custodiscono una straordinaria ricchezza di tradizioni religiose, linguistiche e culturali. Da millenni rappresenta una via di comunicazione tra continenti, un laboratorio di civiltà nel quale differenze e contaminazioni hanno generato bellezza, conoscenza e progresso. Oggi, però, il Mediterraneo interpella la coscienza dell'Europa e dei popoli che vi si affacciano. Le migrazioni, le guerre, le disuguaglianze economiche e le crisi ambientali chiedono risposte che non possono limitarsi alla difesa degli interessi nazionali, ma devono riscoprire il linguaggio della fraternità.
La fraternità, infatti, non è un sentimento generico. È una scelta concreta. Significa riconoscere nell'altro un volto, una storia, una dignità. Significa comprendere che nessun popolo si salva da solo e che il dialogo non rappresenta un compromesso al ribasso, ma la forma più alta della convivenza umana.
Il lago di Tiberiade insegna proprio questo. Gesù non costruisce muri, ma relazioni. Attraversa continuamente il lago, passando da una riva all'altra, incontrando ebrei e pagani, malati e peccatori, uomini e donne. Ogni attraversamento diventa occasione per abbattere distanze, superare pregiudizi e aprire nuovi orizzonti. L'acqua non separa: rende possibile l'incontro.
Anche Bari, città protesa sul mare e naturalmente aperta all'Oriente, custodisce questa vocazione. Non è soltanto un porto commerciale, ma un luogo nel quale il Mediterraneo racconta la possibilità di una convivenza fondata sull'accoglienza e sul dialogo ecumenico e interreligioso. La presenza della Basilica di San Nicola, meta di pellegrini provenienti da Oriente e da Occidente, ricorda che la fede cristiana possiede una naturale capacità di costruire ponti prima ancora che confini.
L'Azione Cattolica, raccogliendo questa eredità, è chiamata a formare laici capaci di abitare il Mediterraneo con lo stile del Vangelo. Non servono protagonismi né slogan, ma comunità che sappiano ascoltare, educare alla pace, promuovere la giustizia e custodire la speranza. Come i primi discepoli sul lago di Tiberiade, anche i cristiani di oggi sono invitati a gettare le reti nella complessità del nostro tempo, senza paura delle onde e delle tempeste.
Il Mediterraneo e il lago di Tiberiade parlano la stessa lingua spirituale. Entrambi ricordano che Dio ama manifestarsi sulle rive dell'umanità, nei luoghi del passaggio e dell'incontro. Entrambi insegnano che il viaggio più importante non è quello che conduce da una sponda all'altra, ma quello che trasforma il cuore, rendendolo capace di riconoscere nell'altro un fratello.
Forse è proprio questa la consegna che il convegno di Bari affida all'Azione Cattolica e alla Chiesa, fare del Mediterraneo ciò che il lago di Tiberiade è stato per Gesù. Non uno spazio da presidiare con diffidenza, ma un orizzonte da attraversare con fiducia, certi che ogni autentico dialogo può diventare annuncio del Vangelo e ogni gesto di fraternità può già anticipare il Regno di Dio.
(B.C.)
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