Strage di Monreale, accuse e veleni tra gli imputati dello Zen
La voce che Salvatore Calvaruso avesse tradito gli amici e fatto i loro nomi agli investigatori aveva avvelenato l’aria nel carcere Pagliarelli. «Glielo devo dire che è sbirro, Calvaruso», diceva il padre di Samuel Acquisto in una conversazione intercettata. E la madre, dopo un colloquio con il figlio, riferiva: «A Samuel gli hanno detto che il suo amico Salvo ha parlato, quindi parla pure tu». Parole che avevano alimentato sospetti e attriti fra i tre imputati.
Il clima era diventato talmente pesante che Calvaruso, Samuel Acquisto e Mattias Conti, accusati della strage di Monreale per avere ucciso Andrea Miceli, Salvatore Turdo e Massimo Pirozzo, erano stati tenuti separati e in isolamento anche quando avrebbero dovuto passare alla vita comune. Poi ne era stato disposto il trasferimento in tre diversi istituti dell’Isola perché la loro incolumità era stata ritenuta a rischio. Acquisto è stato portato a Trapani, Conti a Enna e Calvaruso ad Agrigento: nel suo caso a rendere ancora più pericolosa la permanenza a Pagliarelli c’era quella fama di «spione», cresciuta tra i colloqui in carcere e le telefonate degli altri familiari.
Conversazioni che saranno esaminate nel corso del processo: mercoledì, infatti, la Corte d’assise affiderà al perito l’incarico di trascrivere anche queste intercettazioni che potranno chiarire l’origine delle accuse reciproche tra i tre giovani dello Zen. Dagli atti, però, non risulta che Calvaruso abbia fatto i nomi dei presunti complici. Davanti al pm e poi al Gip aveva fornito la propria versione dell’accaduto, rifiutandosi però di rispondere sui nomi degli altri, tanto che il Tribunale del Riesame aveva sottolineato il suo «omertoso silenzio».
Le indagini hanno ricostruito un percorso investigativo diverso. Calvaruso era stato fermato per primo al suo rientro a casa allo Zen nella notte del 26 aprile, poche ore dopo il Far West di Monreale. Acquisto, invece, era stato arrestato il 4 maggio, mentre Conti era finito in carcere una settimana dopo. Il primo era stato individuato attraverso le immagini che lo mostravano alla guida di una moto Bmw Gs, usata dal gruppo per raggiungere il paese, durante la sparatoria tra la folla e poi nella fuga verso la città. Ai filmati, estrapolati dalle telecamere dei negozi di via Benedetto D’Acquisto e da quelle del Comune posizionate in punti strategici, si erano aggiunti anche i tabulati telefonici e le dichiarazioni convergenti di numerosi testimoni che hanno indicato i tre oggi in cella come i responsabili della strage.
Per arrivare a Conti i carabinieri avevano incrociato le immagini degli impianti di videosorveglianza, le foto e le descrizioni delle persone presenti. Era il passeggero della Bmw ed era stato visto esplodere alcuni colpi ad altezza d’uomo. Sulla scena erano stati trovati anche i suoi occhiali, attribuiti in un primo momento a Calvaruso. A completare il quadro c’erano il giubbotto bianco tipo Blauer, una collana con un ciondolo rettangolare e le fotografie pubblicate sui social, nelle quali appariva insieme ad Acquisto e Calvaruso.
(F.te Partinicolive)
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