Calcio Dilettantistico. La resa della San Giorgio Piana e il fallimento di un sistema.
Parole cariche di amarezza, ma anche di grande lucidità. La società non parla di mancanza di passione o di volontà, bensì dell'impossibilità di programmare il futuro. L'incertezza sul completamento dei lavori dello stadio comunale "A. Li Cauli", l'assenza di risposte concrete da parte delle istituzioni, la difficoltà a reperire risorse e la mancanza delle necessarie garanzie organizzative, hanno portato a una decisione definita "inevitabile".
La San Giorgio Piana era nata nel 2014 con una missione precisa: fare sport, educare attraverso il calcio e rappresentare il territorio. Un progetto cresciuto grazie ai piccoli sponsor, al volontariato e all'entusiasmo di dirigenti e appassionati. Oggi, dopo oltre dieci anni, quel percorso si interrompe.
Ma il caso della società palermitana va ben oltre i confini del proprio comune.
Un modello sempre più difficile da sostenere
Negli ultimi anni i costi del calcio dilettantistico sono aumentati in maniera significativa. Gestire una squadra di Eccellenza, ad esempio, significa affrontare spese elevate per rimborsi ai calciatori, trasferte, iscrizioni ai campionati, impianti, personale tecnico e adempimenti burocratici.
A tutto questo si aggiunge una crescente difficoltà nel reperire sponsor in territori economicamente fragili, mentre il contributo del volontariato, pur restando fondamentale, non è più sufficiente a sostenere strutture organizzative sempre più complesse.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: società che rinunciano ai campionati, fusioni, ridimensionamenti e, nei casi più estremi, chiusure definitive.
La domanda che il calcio dovrebbe porsi
La vicenda della San Giorgio Piana pone un interrogativo destinato a far discutere.
Qual è oggi il vero ruolo del calcio dilettantistico e in particolare dalla Promozione fino alla serie D?
Ha ancora senso investire risorse enormi per mantenere una prima squadra che, nella maggior parte dei casi, non genera ricavi, non valorizza il territorio in maniera proporzionata agli investimenti e spesso assorbe quasi tutte le disponibilità economiche della società?
Oppure sarebbe più lungimirante concentrare gli sforzi sull'attività di base, sui bambini e sui ragazzi, costruendo scuole calcio solide, tecnici qualificati e percorsi educativi capaci di produrre valore sociale prima ancora che risultati sportivi?
È una riflessione che riguarda centinaia di società in tutta Italia.
Tornare alle origini
Il calcio dilettantistico è nato come espressione delle comunità locali, non come imitazione del professionismo.
Negli ultimi anni, però, anche categorie come Promozione ed Eccellenza, per non parlare della serie D, hanno visto crescere una competizione economica spesso fuori scala, con organici costruiti attraverso rimborsi importanti, continui cambi di allenatori e investimenti che, in molti casi, superano le reali possibilità delle società.
In questo scenario il rischio è evidente: sacrificare il futuro per inseguire il risultato immediato.
Investire sui giovani significa invece creare un patrimonio duraturo per il territorio. Una scuola calcio ben organizzata forma atleti, ma soprattutto uomini, cittadini, coinvolge le famiglie, alimenta il senso di appartenenza e può diventare un punto di riferimento sociale ben oltre il semplice risultato della domenica.
Una sconfitta per tutti
La chiusura della ASD San Giorgio Piana non rappresenta soltanto la scomparsa di una squadra. È la perdita di un presidio sociale costruito con il lavoro di dirigenti, allenatori, volontari e famiglie.
Il comunicato della società è anche un richiamo alle istituzioni, chiamate a comprendere che gli impianti sportivi non sono semplici opere pubbliche, ma strumenti essenziali per garantire continuità a chi investe tempo, risorse e passione nello sport e sul territorio.
La speranza è che questa vicenda non venga archiviata come l'ennesima rinuncia estiva. Perché dietro la fine di una società c'è sempre una comunità che perde un pezzo della propria identità.
E forse è arrivato il momento che il movimento dilettantistico apra un confronto serio sul proprio futuro. Continuare a inseguire campionati sempre più costosi e difficili da sostenere o ripartire dalle fondamenta, investendo sui giovani, sulla formazione e sul valore sociale dello sport?
La storia della San Giorgio Piana suggerisce che questa non sia più una semplice scelta strategica, ma una necessità.
(B.C.)
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