Quote rosa, primi nodi per i sindaci eletti. Difficoltà per formare le giunte
A pochi giorni dalle elezioni amministrative del 24 e 25 Maggio, nei Comuni siciliani sopra i 3 mila abitanti emerge già il primo banco di prova per i neo sindaci: rispettare la nuova normativa regionale sulle cosiddette “quote rosa” nella composizione delle giunte comunali.
La legge, approvata dall’Assemblea Regionale Siciliana nei mesi scorsi, impone infatti che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento all’interno degli esecutivi comunali.
Una disposizione che recepisce anche in Sicilia il principio già vigente nel resto d’Italia e che punta a garantire una maggiore rappresentanza femminile nei governi locali.
Ma proprio l’applicazione concreta della norma sta facendo emergere le prime difficoltà, soprattutto nei piccoli centri dell’Isola.
In molti Comuni, infatti, i sindaci eletti si trovano davanti a un problema tanto politico quanto pratico: reperire figure femminili disponibili ad assumere il ruolo di assessore. In diverse realtà locali, specie nei centri più piccoli, il numero di donne candidate alle elezioni è rimasto limitato e, in alcuni casi, le liste civiche che hanno sostenuto i primi cittadini eletti non dispongono di sufficienti figure femminili con esperienza amministrativa o pronte ad accettare l’incarico.
Il risultato è che la composizione delle giunte rischia di trasformarsi in un puzzle complesso, tra equilibri politici, rappresentanza territoriale e obblighi normativi.
La questione riguarda soprattutto i Comuni con giunte numericamente ridotte. Con il criterio del 40 per cento e l’arrotondamento aritmetico previsto dalla legge, anche esecutivi di cinque o sei componenti devono garantire almeno due assessori del genere meno rappresentato. Un vincolo che, in alcuni casi, sta costringendo i sindaci a rivedere accordi politici già definiti in fase di trattative pre-elettorali.
Nei comuni sotto i 5000 abitanti ad esempio, dovendo tener conto della norma e dell' arrotondamento aritmetico, il sindaco è obbligato a nominare 2 assessori per ogni genere.
Non mancano quindi le tensioni interne alle maggioranze. In diversi territori, amministratori e consiglieri eletti lamentano il rischio che la ricerca obbligata di figure femminili esterne alle liste possa alterare gli equilibri politici o penalizzare candidati uomini che hanno ottenuto ampi consensi alle urne. Dall’altro lato, movimenti e associazioni che da anni chiedono maggiore parità di genere rivendicano invece la portata storica della riforma, sottolineando come proprio la difficoltà nel trovare donne da nominare dimostri il ritardo culturale e politico accumulato negli enti locali siciliani.
Sul piano amministrativo, inoltre, i segretari comunali stanno già richiamando i neo sindaci alla necessità di rispettare rigorosamente la norma, anche alla luce della giurisprudenza nazionale che negli anni ha portato all’annullamento di giunte non conformi ai criteri di equilibrio di genere.
In diversi municipi le trattative sono in alto mare, condizionate dalla nuova disciplina che segna comunque una svolta destinata a incidere profondamente sulla composizione delle amministrazioni locali siciliane, aprendo una fase nuova nel rapporto tra rappresentanza politica e parità di genere.
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