Giubileo dei Giovani. Da Torvergata una lezione di bellezza e un messaggio di speranza.

Ieri a Roma è stata scritta una pagina memorabile della storia della chiesa contemporanea. Un evento epocale i cui protagonisti sono stati i Giovani. 
Venticinque anni dopo lo storico evento con Giovanni Paolo II, all'alba del nuovo millennio, Torvergata torna a riempirsi di volti e di corpi, di storie, di colori e di bandiere, di ragazzi e ragazze da ogni latitudine, che hanno accolto l'invito della Chiesa e di Papa Leone; una risposta che stupisce e interroga. 
Insieme al Papa hanno cantato e  pregato, parlato in diverse lingue ma con un unico linguaggio, quello della fede. La stessa che molti giovani stanno riscoprendo con il Giubileo.
Gli oltre ottocentomila “giovani pellegrini di speranza”, confluiti nella spianata alla periferia di Roma, da ogni parte del mondo, rappresentano un segnale importante per la chiesa e per il mondo. Un segnale che va recepito, codificato e tradotto in azioni concrete. I giovani ci sono e checchè se ne dica, in tanti sono ancora animati dalla fede, dal desiderio di camminare con Cristo, dal desiderio di essere amati e di amare. Un modello da seguire e da imitare per i tanti(altri) giovani che sempre più spesso vivono una vita senza senso, vuota, intrisa di materialismo, di violenza, di apatia e priva di stimoli.
La chiesa quindi, deve essere capace di scommettere ancora sui giovani, abbandonando vecchi schemi e modelli ormai superati, parlando nuovi linguaggi e pianificando strategie in grado di tradurre l'entusiasmo respirato ieri, in spinta propulsiva, che possa alimentare un impegno e un servizio troppo preziosi per potervi rinunciare. I giovani vogliono ancora sognare, vogliono ancora sperare e bisogna fare in modo che possano farlo, con i loro tempi, con i loro spazi, con le loro idee.

Il legame tra i giovani è la speranza è un legame profondo, essenziale, spesso sottovalutato.
Viviamo in un'epoca complessa, segnata da crisi economiche, instabilità ambientali, conflitti e trasformazioni tecnologiche rapidissime. È facile, in questo scenario, lasciarsi prendere dal pessimismo. Eppure, proprio in questo contesto, i giovani di Torvergata rappresentano un esempio straordinario di ottimismo e speranza. Non solo perché incarnano il futuro, ma soprattutto perché custodiscono dentro di loro qualcosa che non è cieco ottimismo, ma energia viva, desiderio di costruire, capacità di immaginare alternative.

La speranza dei giovani non è fatta solo di sogni, ma anche di azioni.
La vediamo ogni giorno in chi studia con passione, in chi si impegna per l’ambiente, in chi lotta per i diritti, in chi sceglie di restare in un Paese che spesso non li ascolta, e in chi decide di partire per cercare il proprio spazio nel mondo. È una speranza che si traduce in resilienza, in creatività, in coraggio.

Ma attenzione: la speranza non può gravare solo sulle spalle dei giovani. È responsabilità di tutti — delle istituzioni, delle famiglie, della scuola, della società — alimentare quella speranza, proteggerla, non soffocarla con il cinismo o l’indifferenza. Dobbiamo offrire strumenti, occasioni, ascolto. Dobbiamo smettere di parlare dei giovani e iniziare a parlare con i giovani.
Perché la speranza, per essere davvero trasformativa, ha bisogno di essere condivisa.

Finché ci saranno giovani che non si arrendono, che credono, che sognano, che agiscono, allora ci sarà sempre speranza anche per il mondo intero.
(BC)

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