Monreale e le giovani vite spezzate. Il fallimento di una società incapace di educare alla bellezza.


Dopo la commozione per i funerali di Papa Francesco, ieri doveva essere una giornata di festa con il giubileo degli adolescenti, che ha portato a Roma migliaia di giovani ed educatori provenienti da tutto il mondo.
Invece le nostre comunità si sono svegliate con la tristissima notizia dell' uccisione dei tre giovani, a seguito dell'ennesimo episodio di violenza culminato in una sparatoria in pieno centro a Monreale.
Una rissa che ha coinvolto diversi ragazzi e che è sfociata nel sangue e nel dolore di un'intera città e non solo.

Sempre più spesso assistiamo ad episodi di violenza che coinvolgono giovani e giovanissimi. Quello della criminalità giovanile rappresenta infatti uno dei fenomeni sociali più complessi e preoccupanti dei tempi attuali. Negli ultimi anni il coinvolgimento dei giovani, in episodi di violenza e in attività illegali, è sempre più frequente e ha subito mutamenti significativi, spesso favoriti da fattori culturali, economici e tecnologici. Comprendere le cause profonde di questo fenomeno è fondamentale per progettare interventi efficaci di prevenzione e recupero.
Abbiamo chiesto a Benedetto Caruso, Presidente Diocesano dell'Azione Cattolica di Monreale, una della associazioni maggiormente impegnate nelle attività educative con i ragazzi, un commento sulla vicenda e più in generale sul difficile momento che gli ambienti giovanili stanno vivendo.  

Presidente, lei guida un'associazione particolarmente impegnata nelle attività educative e presente in modo capillare sul territorio. Come state vivendo questa triste vicenda?

“Con grande sgomento e con enorme tristezza, come tutti. Abbiamo voluto evitare ogni forma di commento e abbiamo condiviso il comunicato del nostro Vescovo, il quale ha detto cose importanti e  suggerito a tutti le cose più opportune da fare in questo momento e cioè il silenzio e la preghiera. Naturalmente ci sentiamo vicini alle famiglie dei ragazzi ai quali esprimiamo le più sentite condoglianze”.
 
L'Azione Cattolica conosce bene il mondo giovanile, sicuramente avrete provato ad analizzare le ragioni che spingono tanti giovani verso certi comportamenti.

“Le ragioni che spingono i giovani verso comportamenti criminali sono molteplici e intrecciate tra loro, come sappiamo sono favoriti intanto da contesti familiari particolari, caratterizzati da instabilità, da abbandono, da violenza domestica, inoltre registriamo un' evidente mancanza di figure di riferimento che spesso spinge i giovani a cercare appartenenza e protezione in ambienti devianti.
Poi però ci sono altri fattori che potremmo definire esogeni ai contesti familiari come le condizioni socio-economiche, la povertà, l'esclusione sociale, la mancanza di opportunità educative o lavorative che aumenta il rischio di devianza.
Infine un ruolo determinante lo hanno certe influenze culturali e mediatiche. L'esaltazione ad esempio della violenza, del denaro facile e del potere, spesso veicolata dai media e dai social network, può contribuire a normalizzare comportamenti antisociali, si pensi ad esempio ai Trapper, ai cantanti neomelodici, ai loro testi che spesso promuovono la violenza o modelli e comportamenti criminali e, forse proprio per questo, particolarmente apprezzati dai giovani”.
Anche la pressione del gruppo dei pari è una componente che incide nelle dinamiche comportamentali dei giovani. Il loro bisogno di accettazione infatti, può portare a scelte dettate dall'influenza negativa del gruppo".

Riguardo invece alle tipologie di reati ormai assistiamo ad una varietà infinita di attività criminali delle quali tanti giovani si macchiano. 
 
"La criminalità giovanile spazia da reati "minori", come piccoli furti o atti vandalici, fino a comportamenti ben più gravi come spaccio di droga, aggressioni e, come nel caso di ieri, omicidi.
Negli ultimi anni, l'emergere di fenomeni come le "baby gang" e l'uso delle tecnologie per commettere reati come il bullismo, il cyberbullismo, le truffe online, il revenge porn, ha ampliato il concetto stesso di delinquenza giovanile".

In che modo si può arginare questa deriva?

“Servono strategie di prevenzione e recupero. Bisogna affrontare il fenomeno con un approccio integrato che coinvolga la scuola, la famiglia, le istituzioni e la società civile. Alcune strategie efficaci potrebbero includere ad esempio programmi educativi e sportivi capaci di offrire alternative sane e costruttive ai giovani, per sviluppare in loro il senso di appartenenza e di autostima.
Anche pensare a percorsi di supporto psicologico e familiare può essere utile, poiché consente di intervenire preventivamente su situazioni a rischio attraverso servizi di assistenza sociale e psicologica appunto.
Occorre intervenire con politiche di inclusione sociale,  con investimenti nell'istruzione, nella formazione professionale e nell'accesso al lavoro per ridurre le disuguaglianze e i disagi".

Abbiamo parlato di modelli da proporre ai giovani, quali potremmo suggerire?

"Proprio ieri in occasione del giubileo degli adolescenti doveva essere canonizzato il giovane Carlo Acutis, purtroppo la morte del Papa ha imposto il rinvio della canonizzazione. Credo che modelli come Carlo Acutis o come Pier Giorgio Frassati che sarà canonizzato ad Agosto, devono essere inseriti in proposte educative da offrire ai giovani, poiché sono modelli che hanno tanto da dare in termini di testimonianza. Non è utopia, ne sono convinto.
Anche perchè la lotta alla criminalità giovanile non può limitarsi alla repressione. 
È necessario intervenire sulle cause profonde, offrendo ai giovani opportunità concrete per costruire un futuro diverso. Solo attraverso un impegno collettivo e multidisciplinare sarà possibile ridurre il fenomeno e garantire una società più sicura e inclusiva”.
(Si.Ma.)

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