Blitz antimafia a Camporeale, 6 arresti. Indagato il Sindaco Cino.
I carabinieri del Nucleo investigativo del Gruppo di Monreale hanno arrestato sei persone. L’ordinanza di custodia cautelare è stata firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
A completare l’organigramma mafioso sarebbero Giuseppe Bologna, Pietro Bologna, Giuseppe Vinci e Raimondo Santinelli, anche loro raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Solo indagata la moglie di Sciortino, Anna Maria Colletti, che avrebbe ricevuto da parte degli affiliati prestazioni lavorative gratuite nella sua azienda agricola.
È una mafia arcaica quella descritta dalle indagini. L’influenza mafiosa si sarebbe manifestata anche nella compravendita, ad un prezzo imposto, di bovini e ovini destinati al macello. Diversi operatori del settore si sarebbero rivolti ai boss per ottenere l’autorizzazione all’acquisto di fondi agricoli, per recuperare un credito che non riuscivano ad incassare; i boss sarebbero pure intervenuti pure per dirimere controversie tra privati. Inoltre stabilivano pure chi doveva pascolare gli animali e chi no.
Sotto inchiesta ci sono anche il sindaco di Camporeale, Luigi Cino e Salvatore Lucido, referente dell’ufficio cimiteriale. Avrebbero attestato falsamente che i fratelli Pietro e Giuseppe Bologna avevano rispettato gli obblighi della messa alla prova inducendo in errore l’ufficio Interdistrettuale di esecuzione penale di Palermo.
C’è anche un capitolo che riguarda la presunta ingerenza mafiosa nella vita politica. Secondo l’accusa Antonino Sciortino ha dato vita ad una “contaminazione di interessi tra mafia e politica”. È stato “riscontrato come il sindaco Cino abbia sfruttato la sua contiguità e compiacenza verso esponenti alla consorteria mafiosa camporealese per ottenere i voti in occasione delle elezioni amministrative comunali e alle regionali del 2022 (era candidato con ‘Sud chiama Nord’ di Cateno De Luca ndr)”.
Nell’inchiesta secondo il gip Lirio Conti, però, “non è possibile formulare alcune incolpazione a carico di Cino per il delitto di scambio elettorale politico mafioso perché non c’è la prova che fosse consapevole della mafiosità dei fratelli Bologna”. Al contempo il gip sottolinea che “dall’indagine è emersa una riconosciuta disponibilità da parte del sindaco a soddisfare le esigenze e gli interessi di soggetti contigui se non addirittura intranei a Cosa Nostra”.
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