Bari, per il boss camera ardente nella sede della municipalizzata. Per Geluso è giustizia a fasi alterne.


Muore un boss della mafia barese e la camera ardente viene allestita nella sede di un' azienda partecipata del comune.
La notizia riportata ieri su la Verità, ha provocato la reazione piccata e sentimenti contrastanti di delusione e compiacimento, da parte dell' ex Sindaco di San Cipirello Vincenzo Geluso, che sottolinea come, in una grande città come Bari, non ostante le accertate ingerenze della mafia sull' attività amministrativa, il comune non sia stato sciolto. Mentre San Cipirello, comune di poco più di 5000 abitanti da lui guidato dal 2017 al 2019, sia stato sciolto solo sulla base di supposizioni e congetture mai realmente provate.
Lo sfogo è apparso sulla pagina Facebook dello stesso ex sindaco, che con un lungo post ha spiegato come la pensa.
"Felice per De Caro, per Bari e per i cittadini baresi - esordisce - per i quali si è scongiurata la sciagura dello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. Hanno schivato la gogna e lo stigma di collusione con la mafia. È sicuramente un segno di civiltà, non può un organo amministrativo cancellare un organo politico e non si combatte la mafia comprimendo i processi democratici e privando i cittadini della facoltà di autodeterminarsi. C’è, però, in questa storia, un evidente ingiustizia; decisioni cruciali che riguardano la vita, la dignità e il futuro di intere comunità  e di singoli cittadini non hanno seguito il criterio dell’univocità e dell’uguaglianza, ciò ferisce e ci lascia sbigottiti per un così diseguale trattamento.
Se felice per Bari e i baresi non posso che non esprimere amarezza e delusione per il trattamento subito dalla nostra comunità e dai nostri concittadini per i quali non si è avuta la stessa giustissima sensibilità ma abbiamo dovuto subire l’infamia e l’umiliazione dello scioglimento e del commissariamento con motivazioni del tutto eteree e discutibili basate su un cliché uniforme che non da possibilità di replica o di difesa. Questa disparità di trattamento dimostra per l’ennesima volta che in questo paese esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B, Comuni di serie A e Comuni di serie B e che lo Stato è forte con i deboli e debole con i forti.
Ribadisco il mio compiacimento per i cittadini baresi e per la città di Bari. Per loro fortuna ha prevalso il buon senso e lo spirito garantista, principio basilare di uno Stato di diritto. Stessa cosa non si può dire sia avvenuta per decine di Donne e Uomini che hanno onorato puntualmente il giuramento di fedeltà alla Repubblica e servito lealmente le proprie comunità con onestà e impegno, nel rispetto della legge e dei principi democratici, i quali in cambio hanno ricevuto l’infamia, l’umiliazione dello scioglimento e lo stigma di collusione con la mafia.

Per dovere di cronaca riporto quali sono state le determinazioni dopo l’ispezione della Prefettura a Bari: commissariata la municipalizzata “Amiu” Azienda che gestisce la raccolta rifiuti; revocato il porto d’armi a 10 agenti di Polizia Municipale e per uno di loro è scattata la sospensione per 3 mesi; si procederà a bonifica della Multiservizi per la presenza di dipendenti ritenuti soggetti controindicati; predisposto un monitoraggio degli uffici di servizi sociali, turismo, commercio e tributi, settori ritenuti esposti alle pressioni esterne; la relazione prefettizia ha accertato l’uso eccessivo di contratti interinali che avrebbe permesso l’assunzione di soggetti legati alla criminalità organizzata; infine il Prefetto ha  chiesto la modifica dei regolamenti comunali. Salvato, invece,  il Comune di Bari dallo scioglimento e salvato l’organo politico barese dallo stigma di collusione con le consorterie mafiose.
Indignato si - conclude l' ex Sindaco - ma rassegnato no. Voglio ancora avere fiducia nel Nostro Paese e nelle istituzioni democratiche che lo governano. Io non mi rassegnerò mai, conosco la verità, ho messo i tasselli tutti al posto giusto, conosco nomi cognomi e indirizzi di tutti quelli che hanno creato questo male. Mi rassegnerò solo quando il rimorso di coscienza logorerà la loro esistenza".

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