Morto Arnaldo Forlani, il costruttore di alleanze. Ultimo uomo forte della prima repubblica.
L’ex presidente del Consiglio e segretario Dc è morto a 97 anni. Dalle intese con Andreotti e Craxi fino all’epilogo politico dopo le inchieste di tangentopoli. Dal patto di San Ginesio con De Mita, nel 1969, alla sconfitta nella corsa al Quirinale.
Se lo spartiacque tra la Prima e la Seconda Repubblica avesse un nome, si chiamerebbe Arnaldo Forlani.
A detta di alcuni storici infatti, la seconda repubblica non nacque nel 1994 con la vittoria elettorale di Silvio Berlusconi, ma nel 1992, quando Forlani, sotto i colpi dei franchi tiratori, decise di ritirarsi dalla corsa al Quirinale. Fu la fine di un’ era che di lì a poco avrebbe vissuto una lunga agonia, segnata dalla vicenda tangentopoli, dagli attentati, dai governi tecnici, dai timori di colpi di stato e dal tramonto di un sistema incentrato sui partiti, che governarono la rinascita nazionale dopo il fascismo e la guerra.
Se Forlani fosse stato eletto capo dello stato, probabilmente la storia d’Italia sarebbe stata diversa, o almeno così sostengono ancora oggi molti testimoni che hanno vissuto da protagonisti quegli eventi.
È comunque innegabile che il fallimento di quella candidatura al Colle, rappresentò il collasso di un sistema senza più collante.
Forlani svolse un ruolo determinante all'interno del partito-stato rappresentato dalla DC, motivo per cui la sua vicenda politica e personale si intreccia inevitabilmente con quella del partito stesso, la cui "caduta" trascinò dietro tutti gli altri, sia alleati che avversari.
L'ex segretario aveva capito che con la caduta del muro di Berlino si sarebbe avviato un nuovo corso politico, per l'Italia, per l'Europa e per il mondo intero. E per questo cercó fin quando ha potuto di portare la storia su un binario diverso. Ma tant'è che i fatti per lui andarono diversamente.
Coniglio Mannaro e Tigre che Dorme, furono i suoi soprannomi, senza mai una chiara prevalenza dell'uno piuttosto che dell'altro.
Forlani, come De Mita, fù un leader di grande spessore, che andrebbe studiato da chi aspira ad esserlo nei contesti socio politici.
In un epoca in cui i partiti e i consensi non erano patrimoni personali, ma forze di masse militanti, i due seppero scalzare dal trono il "Potente" Fanfani. Il famoso patto, siglato dai 2 nel 1969, divenuto famoso con il nome di "patto di San Ginesio", attraverso cui arrivarono a conquistare il potere nella DC, è uno spaccato di come si facesse la "politica".
Segretario di partito, presidente del consiglio, ministro di diversi governi, arrivò ad un passo dal Quirinale, ma cadde e quella caduta sancì il tutti giù per terra.
Critico sui governi di unità nazionale e del compromesso storico con il PCI, trovò modo di allearsi con Craxi e i socialisti dando vita ad una stagione di grandi riforme. Erano gli anni del boom economico, della crescita e dell'ingresso nel G7.
Con Andreotti e Craxi diventarono la triplice intesa della politica italiana, la CAF, ultimo atto prima del terremoto.
Dopo di che un'intera classe politica, non senza responsabilità, venne consegnata alla giustizia.
La giustizia esercitata da una magistratura diventata potere per colpa di un parlamento che troppo frettolosamente rinunció all'immunitá e ad altre garanzie previste dalla costituzione.
Forlani come tanti altri ha subito la gogna del processo e gli interrogatori dei giudici milanesi. Dopo la condanna nel processo Enimont, uscì di scena, dopo avere assecondato l'intesa di Casini con Berlusconi nel 1994.
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