Comunità energetiche, perché il progetto non decolla. I lati oscuri di una misura tutt'altro che risolutiva.

Fonti rinnovabili. Un’installazione di pannelli solari
Quattro notizie negative.
Vediamo in sintesi quali aspetti di questo provvedimento sono stati messi sotto accusa da tecnici ed esperti.
Il primo è che il regolamento disciplina la produzione di energia elettrica e non di energia termica e visto che abbiamo atteso tanto tempo si poteva fare di più, posto che l’utilizzo delle fonti fossili per riscaldare abitazioni uffici negozi e fabbriche è molto rilevante.
Altro punto, piuttosto inatteso, è che al momento, salvo successive modifiche, è più conveniente creare un modello di autoconsumo diffuso rispetto alla comunità energetica rinnovabile perché gli incentivi sono quasi uguali ma le azioni da compiere e i costi da sostenere sono molto superiori per le CER.
La terza negatività è rappresentata dal fatto che restano sospese alcune decisioni importanti che saranno chiarite lungo l’arco del 2023. Ora si può partire ma in parte alla cieca. C’è da sperare che il legislatore intervenga per stringere il campo discrezionale per i soci della comunità energetica su quale modello utilizzare per creare la società di gestione (referente) perché se fossero lasciati liberi di realizzare la CER come meglio credono, si rischia seriamente il fallimento di due su tre realtà.
Infine non si comprende in alcun modo la riduzione di incentivo al centro e al Sud Italia. La motivazione sarebbe anche legittima (al sud a parità di impianti si guadagna di più rispetto al nord perché durante l’anno le ore di sole sono maggiori) ma per una volta tanto in cui è più conveniente investire al sud per motivazioni naturali, non si comprende questa menomazione d’incentivo che non migliora la norma e non riduce i 5 GW attesi. Equiparare gli inventivi lungo tutto lo stivale potrebbe contribuire a migliorare lo stato sociale ed economico del mezzogiorno sempre più lontano da Roma e dalle regioni più prospere del Paese.
( F.te Il sole 24 ore)
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