Monreale Capitale italiana del libro 2027. Opportunità storica per la città.
A decretare la vittoria di Monreale è stata la giuria presieduta da Adriano Monti Buzzetti Colella. Il dossier della città siciliana si è distinto per l’elevata capacità progettuale, l’attenzione all’inclusione e alle giovani generazioni, il coinvolgimento di un’area territoriale ampia e qualificata e per l’originalità e la forza della proposta dedicata al tema del plurilinguismo, strettamente legato alla storia e all’identità della città. Nel suo intervento, il presidente della giuria ha sottolineato come la cultura della lettura in Italia rappresenti una realtà viva e profondamente radicata nei territori: “La civiltà del leggere nel nostro Paese non è qualcosa di statico o appartenente al passato, ma una dimensione centrale, vitale e presente. La valutazione è stata complessa, condotta da una giuria molto preparata, attraverso un lavoro di approfondimento, confronto e grande sintonia. È stato un viaggio sorprendente dentro l’Italia, che ci ha mostrato quanto l’amore per i libri continui a pervadere e irradiarsi nei nostri territori”. Monti Buzzetti Colella ha quindi illustrato i principali criteri che hanno guidato la valutazione delle candidature: la capacità di coinvolgere la popolazione, la sostenibilità e la longevità dei progetti, il dialogo con il mondo editoriale e, soprattutto, la loro dimensione nazionale. “Il criterio che ha rappresentato la nostra stella polare è stato proprio la capacità dei progetti di andare oltre i confini della città candidata, di pensare non soltanto al proprio territorio, ma all’intero Paese. Per me siete tutti Capitali del Libro”
Nel suo intervento, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha evidenziato il valore del libro come strumento di costruzione delle relazioni e di crescita delle comunità: “Oggi è una giornata speciale e importante, perché celebriamo qualcosa che va oltre il libro e la stessa Capitale del Libro. Non esiste un libro che basti a sé stesso, così come non può esistere una Capitale del Libro che celebri soltanto il libro e la lettura. La scrittura acquista pienamente significato quando diventa strumento di dialogo”. Il ministro ha quindi richiamato il ruolo delle comunità nella diffusione della cultura, sottolineando che il libro deve rappresentare un punto di partenza per costruire relazioni, partecipazione e confronto. “Non si può raggiungere questo obiettivo senza un tessuto comunitario. Il libro deve essere un innesco, un punto di partenza per raggiungere una dimensione di relazione e interattività. Siamo una civiltà della relazione e del dialogo, consapevole della propria responsabilità nel promuovere l’equilibrio e il confronto tra le culture”. Giuli ha infine definito il libro come una rappresentazione del modo italiano di vivere la cultura: uno strumento di irradiazione culturale attraverso la parola scritta, che non deve essere recepita passivamente, ma diventare occasione di partecipazione e dialogo.
(F.te Monreale Press)
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