Il caso Armao è il colpo di grazia per Schifani. Forza Italia scarica il governatore. Possibili dimissioni.

L' ex presidente del senato, già stretto tra le tensioni interne a Forza Italia rischia di essere risucchiato dalle turbolenze giudiziarie e la questione morale che sovrasta il centrodestra.

Il caso Armao rischia così di trasformarsi in una caporetto per Schifani & Co.  Attorno all'ex vicepresidente della Regione si sta infatti addensando una questione politica più ampia, che investe direttamente il presidente  Schifani e, soprattutto, i rapporti di forza dentro il partito azzurro.

Forza Italia guidata dal commissario Minardo, sarebbe pronta a chiedere il passo indietro a Schifani e ad aprire il confronto sul successore.

Il punto è anche temporale. Lo spettro delle elezioni regionali si avvicina e, nel quadro politico attuale, non viene esclusa l'ipotesi di un voto già entro la fine dell'anno. Una prospettiva che trasformerebbe le tensioni di queste settimane in una vera e propria corsa alla successione.

Schifani si trova così davanti a un paradosso politico. Il presidente è espressione di Forza Italia, ma proprio il suo partito potrebbe essere tra i primi a interrogarsi sull' opportunità di proseguire la legislatura.

È una dinamica che, se confermata, avrebbe un peso enorme. Per un presidente in carica, il sostegno della propria forza politica dovrebbe rappresentare il principale punto di forza. In Sicilia, invece, il dibattito sembra già essersi spostato direttamente sul «dopo» Schifani.

L' ultima inchiesta rischia di diventare quindi il detonatore di un malessere più profondo. Non soltanto una controversia personale o una partita interna, ma il sintomo di una difficoltà nei rapporti tra il presidente e una parte del suo stesso schieramento che adesso trova forza nell' ennesimo scandalo che ha travolto uno degli uomini a lui più vicini.

A rendere ancora più delicata la posizione del governatore c'è la scelta compiuta pochi mesi fa' di rinunciare a un possibile approdo al CSM in cambio della rinuncia alla ricandidatura.

Una scelta che, alla luce degli scenari attuali, rischia di assumere un significato politico completamente diverso.

Se il centrodestra dovesse davvero decidere di puntare su un altro candidato Schifani si ritroverebbe davanti a un finale di legislatura politicamente difficile e a una conclusione di carriera istituzionale assai lontana da quella immaginata.

Il rischio, per il governatore, è quello di trovarsi senza una via d'uscita: troppo esposto per fare un passo indietro senza conseguenze e troppo debole per pretendere che il suo stesso partito decida di puntare ancora su di lui.

È soprattutto questo il dato politico da osservare nelle prossime settimane. Se Forza Italia dovesse realmente aprire la partita della successione, la domanda non sarebbe più se Schifani sarà ricandidato, ma chi potrebbe prendere il suo posto.

Ed è proprio su questo terreno che potrebbero svilupparsi le prossime manovre del centrodestra siciliano. Nomi, alleanze, equilibri territoriali e rapporti tra i partiti della coalizione potrebbero diventare rapidamente oggetto di trattativa.

La partita, del resto, non riguarda soltanto Forza Italia. Una sostituzione di Schifani avrebbe inevitabilmente ripercussioni sugli equilibri dell'intera maggioranza regionale e aprirebbe un confronto con Fratelli d'Italia, Lega e le altre forze della coalizione.

Al momento, però, nessuna decisione definitiva sembra essere stata formalizzata e la situazione si complica col passare delle ore.

Schifani resta (non si sà per quanto) il presidente della Regione e la sua eventuale ricandidatura dovrà essere valutata all'interno di un quadro politico complesso. Ma il semplice fatto che nel centrodestra inizi a circolare con insistenza il tema delle dimissioni e della successione rappresenta già un segnale politico significativo.

Il caso Armao, dunque, potrebbe essere soltanto l'inizio. Se la legislatura dovesse avviarsi verso una conclusione anticipata e il voto regionale diventasse davvero una prospettiva concreta entro la fine dell'anno, i tempi per ricomporre le fratture interne al centrodestra sarebbero strettissimi.

E Schifani rischierebbe di scoprire che la partita più difficile non è quella contro l'opposizione, ma quella dentro casa propria.
(B.C.)

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