Palermo e Monreale in preghiera allo Zen per dire no alla paura e sì alla speranza.
<< Perchè dalle ceneri e dal sangue rinasca la Vita >>. È il tema di fondo scelto dai Vescovi di Palermo e Monreale, per il momento di preghiera congiunto che si è tenuto ieri sera sul sagrato della Chiesa di San Filippo Neri allo Zen, dopo i tragici fatti di Sabato scorso e la morte di Paolo Taormina, ucciso a 21 anni per avere cercato di sedare una rissa.
E proprio da quel sagrato di una chiesa di periferia, tra i palazzi fatiscenti e i mormorii della strada, si è alzata una voce diversa: quella della preghiera.
Due comunità ancora incredule e ferite, si sono riunite in silenzio sotto il cielo di Palermo, in un quartiere da anni segnato da degrado, malaffare e abbandono istituzionale. Le campane della chiesa di San Filippo Neri, una delle poche realtà ancora capaci di tenere insieme ciò che resta del tessuto sociale, suonate a lutto, hanno scandito l’inizio di una veglia che non è stata solo un atto religioso, ma un gesto collettivo di vicinanza, resilienza e bisogno di senso.
L' Arcivescono di Palermo Mons. Corrado Lorefice, ha aperto la serata ricordando l'insegnamento di Don Pino Puglisi.
La presenza di famiglie intere, di tanti giovani, delle massime autorità cittadine, dei rappresentanti delle varie istituzioni, ha messo in evidenza come, anche nei momenti in cui ci scopriamo fragili, non siamo soli e la preghiera è il nostro filo di connessione con Dio, ma anche tra gli uomini, tra noi. È qui che comincia la guarigione.
L’omicidio di via Spinuzza ha colpito nel cuore una città abituata alla violenza, ma che non si rassegna alla sfiducia e che vuole continuare a sperare.
Durante la veglia, non sono mancati momenti di commozione.
Candele accese, letture tratte dal vangelo, alcune testimonianze, hanno animato la veglia.
“Preghiamo anche per chi ha fatto il male - ha sottolineato Lorefice - perché solo così spezziamo davvero la catena dell’odio, mai rispondere al male con altro male”.
“Qui - ha continuato il prelato - serve umanità. Serve coraggio. La violenza non è un destino, e noi oggi siamo qui per gridarlo, nel silenzio della preghiera.”
Il buio della sera sembrava avvolgere ancora di più Palermo e i palazzi dello Zen che tutt'intorno sovrastano la piazza, ma dalle vetrate illuminate della chiesa trapelava una luce calda. Forse debole, ma presente. È la luce di una comunità che, nonostante la tragedia, sceglie di restare unita. Che si stringe, che si ascolta, che cerca risposte non nella vendetta, ma nel conforto reciproco, nella giustizia, nella fede.
Il quartiere resta segnato, i problemi non si risolvono con una preghiera e non è possibile cancellare ciò che è successo, ma è possibile decidere come andare avanti e le chiese di Palermo e Monreale hanno scelto di farlo insieme.”
Nel silenzio con cui si è conclusa la veglia, tra abbracci e lacrime trattenute, si è fatta strada una consapevolezza: il dolore condiviso non scompare, ma può trasformarsi in una forza nuova. E la preghiera, ieri sera, è stato il primo passo.
(BC)
Commenti
Posta un commento