Disservizi Ast, anno nuovo problemi vecchi. La crisi infinita e le incognite sul futuro.


Nemmeno il tempo di metabolizzare la fine dell' estate e il ritorno a scuola, che per famiglie e studenti ricominciano gli incubi del trasporto pubblico e i soliti disagi causati dall' AST.
Chi ha seguito la cronaca politica in questa calda estate che ormai volge al termine, non si sarà affatto sorpreso di questa "attesa" ripresa dei disservizi, se non altro perché proprio la cronaca politica di questi mesi, ha ampiamente documentato l'evoluzione della vicenda AST e l'incapacità della politica di risolvere una volta per tutte i problemi legati al trasporto pubblico siciliano.

Inutile attendersi soluzioni a breve termine o credere a questo sindaco o a quell'altro, a questo assessore o a quell'altro, ai funzionari e agli avventori di turno, perché le vie d'uscita dallo stato di crisi sono bel lungi dall'essere individuate a stretto giro.

E proprio di stato di crisi bisogna parlare se si vuole capire cosa sta succedendo.
L'AST è un' azienda partecipata la cui proprietà è al 100% della Regione Sicilia. Purtroppo a causa di una gestione inefficace e inefficiente e della crisi del settore dei trasporti legata a molteplici fattori, ha accumulato nel tempo una enorme quantità di debiti e di obsolescenze che l'hanno notevolmente penalizzata. Di fatto la sopravvivenza dell' Azienda, così com' è attualmente strutturata, non è più sostenibile, motivo per cui la regione da tempo sta cercando una soluzione che ponga fine ad uno stillicidio di risorse economiche che comunque fin'ora non ha portato ad alcun beneficio.
Tale soluzione sembra essere stata individuata nella trasformazione dall'attuale natura giuridica dell' AST in una società in house, cioè interna, con caratteristiche comuni ad altri enti con il medesimo status giuridico.
Una soluzione che nonostante sia l'unica realmente percorribile, resta comunque di difficile attuazione. I nodi sono tanti e passano dall'ormai nota contrapposizione tra politica e vertici aziendali che, paradosso dei paradossi, dalla stessa politica vengono scelti e lì posti. Inoltre ci sono cavilli giuridici che ne complicano la praticabilità. La società in house infatti, si troverebbe ad esercitare la propria attività all' interno di un libero mercato e per questo obbligata a sottostare alle norme sulla libera concorrenza. Questo significherebbe rinunciare alle "protezioni" giuridiche e amministrative di cui gode in questo momento, rinunciare allo status di monopolista di fatto e probabilmente impedirebbe l'affidamento diretto ed automatico del servizio, a meno chè non si documentino i benefici, i vantaggi e la necessità di ricorrere a detta procedura e alla trasformazione, sempre che la stessa rispetti i principi di efficienza, efficacia ed economicità.

Nessuno è in grado di capire come si uscirà da questa situazione; sappiamo però che la partita si sta consumando sulle spalle di studenti e famiglie costretti a fare i conti con i numerosi disservizi e con disagi quotidiani che ne ledono i diritti.
Le soluzioni non sono affatto dietro l' angolo e a meno di svolte, al momento assai improbabili, l'anno scolastico appena cominciato si preannuncia particolarmente sofferto e prevedibilmente colmo di disagi.
(Si.Ma.)

 

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